LA XENOFOBIA SULLA SCENA: LA MASCHERA, L’INCLUSIONE E L’ESCLUSIONE DELL’ALTRO – Sembra che il razzismo sia risorto: la bestia che si annida nella cultura e nella società contemporanea si è tolta la maschera, ha mostrato il suo vero volto e ha già colpito

0

MARIO BUCHBINDER

■ SOMMARIO

Il testo che presentiamo di seguito, a firma di Mario Buchbinder nella  traduzione di Salvatore Pace, raccoglie in alcuni tratti suggestivi l’ormai quarantennale lavoro e appassionato studio dell’autore sull’utilizzo delle maschere in ambito non solo teatrale e psicoterapeutico, ma anche culturale, storico-antropologico e sociale. Buchbinder, medico psicoanalista e psicodrammatista argentino, direttore insieme a Elina Matoso dell’Istituto de la Mascara a Buenos Aires e fondatore della Società argentina di Psicodramma, ci trasmette il fascino e l’incanto del mascheramento e dello smascheramento, quale pratica di cura e cerimoniale simbolico al tempo stesso, rivelatore dell’incessante confronto con l’altro. I riferimenti sono alla maschera quale “organo di superficie” che mostra e occulta, che raccoglie e rifiuta, muove e “porta sul volto” il senso perturbante dell’estraneità. Viene introdotta la maschera come luogo di denuncia, rituale e pubblica, di pratiche discriminanti, razziste e xenofobe, e insieme dello smascheramento delle stesse, nella responsabilità soggettiva individuale e sociale di chi è coinvolto. L’articolo, scritto in stile insolito rispetto agli standard dei contributi ospitati sulle nostre colonne, resta una testimonianza viva dello spirito moreniano, nella sua possibilità di incidere e di rendersi vivo entro i vissuti profondi della società attuale.
Parole chiave: xenofobia, maschera, travestimento, pregiudizi, razzismo.

 

XENOPHOBIA ON THE SCENE: THE MASK, INCLUSION AND EXCLUSION
OF THE OTHER

It seems as if racism has risen again: the beast hidden in our contemporary culture and society has taken off its mask, shown its real face and already made its victims.

Signed by Mario Buchbinder and translated by Salvatore Pace, the following text collects some inspiring ideas from the forty-year long work and passionate research carried out by the author on the use of masks, not only on theatrical and psychotherapeutic settings, but also with respect to their cultural, historic-anthropological and social dimensions. Psychoanalyst, psychodramatist and joint director together with Elina Matoso of the Istituto de la Mascara in Buenos Aires, as well as founder of the Argentinian Society of Psychodrama, the Argentinian Buchbinder shares with us the fascination and enchantment of wearing and taking off a mask, which can be both a healing practice and symbolic ceremony revealing the never-ending confrontation with the other. The article explores the mask as a “superficial organ”, which reveals and hides, gathers and rejects, or which can be touching and “show on the face” the disturbing feeling of unfamiliarity. The mask can also be an instrument of ritual and public denunciation, a means for perpetuating discriminating, racist and xenophobic practices, or an effective tool, which those who are involved and feel individually and socially responsible can use to expose them. Written in an unusual style with respect to the normal standards of the contributions published in our magazine, the article fully expresses the Morenian spirit, with its potential to deeply affect and resonate with the most profound experiences of our contemporary society.
Key words: xenophobia, mask, disguise, prejudices, racism.